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Dove praticare la fotografia di natura. I cervi nel Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise (Pnalm).
           

La fine dell'estate e l'inizio dell'autunno da qualche anno è diventato il periodo ideale per andare a "cercare" i cervi nel tentativo di riprendere il bramito, e magari qualche lotta tra maschi e, perchè no, anche l'accoppiamento. I cervi (Cervus elaphus) sono stati oggetto di reintroduzione nella seconda metà degli anni settanta dello scorso secolo. La reintroduzione ha avuto un grande successo tanto che oggi il cervo è diffusissimo in tutto il territorio del Pnalm, arrivando addirittura a frequentare i centri abitati, specialmente Villetta Barrea e Civitella Alfedena. Oltre ai cervi, negli ultimi anni anni è aumentato anche il numero di fotografi che in mimetica e tuta da combattimento, armati di potenti teleobiettivi, si aggirano per il territorio del Pnalm. Storicamente il gruppo di cervi, molto numeroso, meglio fotografabile, anche perchè ambientato in una situazione davvero spettacolare, era quello che frequentava la zona del lago Vivo. 


La conca del lago Vivo è raggiungibile da Barrea con circa due ore di salita utilizzando un sentiero molto bello che al termine della salita si apre sul lago. La pressione molto forte di gruppi numerosi di fotografi ha allontanato un gran numero di cervi in cerca di una situazione più tranquilla. Attualmente i siti per andare a cercare i cervi sono molti, sparsi in tutto il Parco. I sentieri verso il Monte Marsicano e Passo Godi possono dare belle soddisfazioni. Attorno ai campeggi tra Civitella Alfedena e Villetta Barrea si possono fotografare esemplari con soddisfazione senza andare in molti in zone dove è facile recare disturbo a diverse specie animali. Qui gli animali si lasciano avvicinare con relativa facilità, dando la possibilità di portare a casa scatti interessanti, sopratutto nelle prime ore del mattino e prima del tramonto. E' importante vestirsi in maniera adeguata, anche perchè eventuali variazioni meteo possono creare problemi, consideriamo che Civitella Alfedena si trova 1200 metri di altezza. Dal punto di vista dell'attrezzatura, qui siamo nel regno dei teleobiettivi. I teleobiettivi sono pesanti, ingombranti e trasformano dopo un pò qualsiasi tranquilla passeggiata in uno sforzo fisico notevole, ma sono necessari per riempire il fotogramma. Anche trovando soggetti confidenti presso i due campeggi, secondo me è meglio utilizzare il tele, sia per non avvicinarsi troppo al soggetto, che non è mai consigliabile, sia per sfruttare l'effetto di compressione e sfocato tipico delle ottiche lunghe. Un 300mm va già molto bene nella maggior parte delle situazioni, un 400mm o addirittura un 500mm sono l'ideale nel caso trovassimo branchi di cervi nelle parti più selvagge. Consideriamo che in questa stagione i maschi sono più facilmente avvicinabili, ma non vi consiglio di provare l'ebbrezza di fotografare un maschio adulto con un 20mm per poterlo raccontare sui forum ! C'è poi il problema dei tempi di esposizione. Lo so che ormai "tirano" la sensibilità a livelli stratosferici (io avendo fotografato per anni con pellicola Velvia 50 Asa rabbrividisco quando sento parlare di 3200 Iso, se non di più) e in tanti usano obiettivi stabilizzati. Ma almeno un monopiede, se non un fastidioso ma quasi essenziale cavalletto, portatevelo. E in quanto al cavalletto, lo dico perchè incontro molti fotografi nel Parco, se quando ci montate l'ottica e con leggero spostamento vedete che traballa tutto, prendete in esame l'idea di farvene un altro. In ultimo, è da tener presente che se si riesce a fotografare esemplari nel bosco si porteranno a casa belle immagini, ma all'interno del bosco esiste un grande problema di esposizione. In presenza di forte luce solare si troveranno zone molto illuminate che disturano l'immagine finale. La foto ai cervi nel bosco non vuole il bel tempo. Un cielo velato, brutto per i paesaggi, è ideale per i cervi, e se poi di mattina presto trovate la nebbia (vicino c'è il lago e l'umidità regna sovrana), e ci trovate anche il cervo, allora vale tutta la fatica.

 Strumenti. Recensioni. Service per stampa fotolibro. Saal-digital.it

Personalmente ritengo che una fotografia abbia un senso se stampata, e non solo pubblicata on line. La pubblicazione sui social rende sempre più effimera la fotografia, tutto si brucia nella ricerca dei "mi piace" e dopo poche ore già appartiene all'oblio. Una foto stampata rimane, oltre a rendere più apprezzabile e godibile l'immagine. Ma una serie di foto nel cassetto non è il massimo. E allora perchè non scegliere le nostre foto più significative e raccoglierne in un fotolibro? Quello che pochi anni fa era un lusso per pochi, oggi è accessibile ai più, sia per l'abbattimento dei costi, sia per la facilità di realizzazione. Ho deciso di stamparmi un fotolibro e provare la qualità di Saal-digital.it con una serie di foto scelte a caso. Ho scaricato il software, inviato i file di lunedi mattina e il giovedi a pranzo è arrivato il corriere col prodotto finito. Quindi tempi di lavorazione veramente brevi. La qualità è notevole, in linea con quello che mi avevano detto amici fotografi che mi avevano suggerito il sito. Ho scelto la superficie opaca, che secondo me, oltre ad essere più elegante, elimina i riflessi sulle stampe. Le foto sono su carta fotografica Fujicolor Crystal e stampate con cura. Notevole la fedeltà nella riproduzione del colore. Anche file un pò problematici sono stati stampati molto bene. In definitiva un prodotto da consigliare a chi vuole provare a farsi il "suo" fotolibro. Unica pecca (non so se ho sbagliato qualcosa io): le foto sono state stampate anche sulla seconda e terza di copertina. Personalmente preferisco il buon foglio bianco tra la copertina e l'inizio del libro. Per provare: http://www.saal-digital.it/

 

Alla prossima volta dove parleremo di filtri per il paesaggio.

I problemi della fotografia sul campo .Una questione di centimetri.
Siamo dentro un capanno nell'oasi di Alviano, dove sappiamo con certezza che è presente un Martin pescatore (Alcedo atthis) e che lo stesso frequenta lo spazio davanti al capanno. Davanti al capanno ci sono tre posatoi utilizzati da Peppo (come confidenzialmente chiamiamo il martino in questione).  La luce più bella si trova sul posatoio a me più esterno e dove non posso inquadrare bene perchè a fianco ho il buon Maurizio, e troverei il suo tele davanti alla mia visuale, e nella feritoia più vicina e frontale al posatoio c'è il buon Fabio. Quindi giocoforza scegliere il posatoio (uno steccherone piantato nell'acqua) a 5 metri circa da me, con luce un pò cruda e leggermente contro sole. Con il 500mm compongo l'inquadratura immaginando che Peppo su rimetta nello stesso punto dove si era fermato due volte poco prima, ovvero all'estremità del paletto. Prefocheggio con cura in manuale,  regolo l'esposizione corretta sul legno, e attendo. Dopo una quindicina di minuti arriva Peppo. Senza controllare scatto una raffica e quando metto l'occhio nel mirino Peppo è già oltre. Quindi controllo nel display e vedo che Peppo si è fermato qualche centimetro sotto il punto previsto. E quello che vedete qui sotto è il risultato. Nella mattinata Peppo non tornerà sul posatoio, al suo posto un caldo torrido. Andiamo al bar vicino all'oasi per una pausa e panino con birra. Il pane è appena finito. Niente Martino, niente panino. Ma va bene lo stesso. Alla prossima.

Iniziamo da Alviano. L'Oasi di Alviano si estende per 900 ettari nei comuni di Alviano, Guardea, Montecchio e Civitella d'Agliano, in provincia di Terni. E' una delle più grandi Oasi del WWF Italia. Nell'oasi si trovano praticamente tutti gli ambienti caratteristici delle zone umide ad acqua dolce: stagni, acquitrini, bosco igrofilo, palude e marcita. Sono centinaia le specie censite nella riserva. Negli ultimi anni il lavoro di Alessio e di Maria Neve, ha trasformato la riserva in un paradiso del fotografo naturalista. Ai vecchi capanni disposti sul sentiero vecchio, ne sono stati predisposti altri particolarmente adatti alla fotografia da appostamento. La vera "chicca", che ha attirato qui moltissimi fotografi nell'ultimo anno, è rappresentata da piccoli e spartani, ma funzionali, capanni nel bosco, dove ci sono delle mangiatoie artificali che garantiscono l'incontro con tutte le specie di cince presenti nell'area, del picchio rosso, del codibugnolo, del pettirosso, della passera scopaiola e del picchio muratore.

 

Dai capanni disposti ai margini dell'acqua, è possibile ammirare e fotografare una moltitudine di ardeidi (airone rosso, airone grigio, airone bianco maggiore, garzetta,sgarza ciuffetto e nitticore) oltre che vari anatidi e i classici frequentatori del canneto. Nel lago è presente una numerosa colonia di cigno reale, mentre nibbi e falchi di palude la fanno da padrone nel cielo.

 L'attrezzatura ideale (tralasciando i supercroppatori di professione) richiede un supertele per poter ottenere il riempimento del fotogramma, anche se capita che i soggetti arrivini talmente vicini che anche un modesto 80/200 si riveli quasi troppo "spinto". I capanni sono abbastanza larghi per consentire l'uso del cavalletto, anche se dai finestrini si può avere una buona base d'appoggio per il tele. Da visitare assolutamente poi l'aula didattica, che tra l'altro permette una visione d'assieme di tutta la riserva.L'oasi è aperta al pubblico la domenica, ma previo accordo telefonico si può prenotare una visita anche negli altri giorni.

Organizzata dall'Oasi WWF di Alviano, si terrà a Guardea, in Piazza Pietro Panfili, una mostra fotografica dove saranno esposte immagini realizzate all'interno dell'Oasi da diversi fotografi, tra cui Marco Branchi. Inaugurazione sabato 6 agosto 2016 alle ore 19. La mostra sarà visitabile nei giorni 6-7 e 12-13-14 agosto.


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